Come Ye – Nina Simone

Un canto di fratellanza che va oltre la Fede comunemente sentita

Nina Simone Nina Simone

Come Ye suona un po’ come un atavico canto tribale in cui si invoca il Signore. In realtà non riesco davvero a leggerlo in questo modo. Lo ascolto e penso… va oltre.

Si trascina lento, ritmicamente stanco e sfinito. E lei, Nina – un personaggio controverso e corrucciato – chiede stancamente di unirci, ttti coloro che non hanno paura, di lottare per un mondo migliore.

E secondo la migliore tradizione soul, che Nina incarna, ci chiede di pregare. Anche se si tratta di deporre le armi, più che pregare. Deporre le armi, per avvicinarci tutti, in un abbraccio irrealistico dove non esiste lotta, non esiste guerra.

Say come ye he ye who would have love > Dite che vengano a lui coloro che vorrebbero amore
It’s time to take a stand > È tempo di prendere una posizione
Don’t mind abuse, it must be paid > Non ha importanza l’abuso: deve essere pagato
For the love of your fellow man > con l’amore verso il prossimo

Ma può esistere un mondo di saggi, nel quale ciascuno abbandona il proprio bisogno di emergere? Può esistere un mondo fatto di pace?

Al di là di fatti puramente biblici, quando ascolto Come Ye mi chiedo se davvero l’utopia potrà corrispondere, un giorno, al distacco dalle pulsioni puramente animali e dall’avvicinamento ad una sorta di consapevolezza. Ma ancora di più associo tutto ciò a chi ha vissuto una vita intera secondo questo credo, ad esempio come Gandhi.

E mi chiedo se è anacronistico e se è folle pensare che un giorno potrà accadere. Che gli interessi del singolo passino in secondo piano. Che la cultura non sia bandiera, ma baluardo e mezzo tramite il quale lasciare da parte agonismo ed egoismo.

Dove il fare del proprio meglio non significhi prevalicare sull’altro e schiacciarlo. Ma dove, fare del proprio meglio significhi fare del proprio meglio assieme agli altri.

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