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Swing

Lo swing, il dondolio.

 

BLACK SWING

Nasce negli anni ’20 in due luoghi molto diversi: New York e Kansas City.
A New York c’è il Cotton Club e “Duke” Ellington con uno swing quasi sinfonico, mentre a Kansas City c’è “Count” Basie più vicino al blues. Il Duca Ellington e il Conte Basie creano questo genere suonando in big band (dai 6 ai 18 elementi) dove il banjo sparisce e al clarinetto si abbinano sassofoni, tromboni, trombe, chitarre, contrabbasso, batteria, pianoforte.

 

WHITE SWING

Il genere diventa così popolare ed è così apprezzato che ben presto viene suonato anche ad Hollywood e fa la sua apparizione in spettacoli teatrali e sul grande schermo. Fino agli anni ’50 le big band funzionavano perché c’erano locali che pagavano ed ospitavano anche formazioni con tanti componenti. In questo periodo si accodano alla pratica del jazz anche musicisti come

  • Tommy Dorsey (trombonista)
  • Jimmy Dorsey (clarinettista e sassofonista)
  • Louis Prima (cantante)
  • Fletcher Henderson (pianista e direttore d’orchestra)
  • Shep Fields (clarinettista e sassofonista)
  • Benny Goodman (clarinettista e sassofonista)
  • Glenn Miller (trombonista)
  • Woody Herman (clarinettista e sassofonista)
  • Harry James (trombettista)
  • Artie Shaw (clarinettista)

e le loro band.

 

 

ITALIAN SWING

Anche in Italia lo swing attecchisce: viene usato in tv e alcuni musicisti riprendono le sonorità d’oltreoceano facendole proprie, come Fred Buscaglione che scrive e canta pezzi swing che lo rendono unico nel suo genere; come farà poi anche Fred Buscaglione. Gli strumentisti che più hanno caratterizzato lo swing italiano sono probabilmente i compositori di colonne sonori di commedie italiane degli anni ’50, primo fra tutti Piero Piccioni. O, ancora, Renzo Arbore con la sua canzone “Il clarinetto”.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, invece, Bruno Martino crea pezzi jazz e swing indimenticabili e sono note interpretazioni di artisti come Johnny Dorelli e altri del mondo del cinema, sempre in ambito swing.

 

 

STRUTTURA DELLO SWING

Se consideriamo una tipica struttura in 4/4 (solfeggiato: ùn dù trè quà), ci troviamo con una struttura del tipo levare (ùn) e battere (dù) + levare (trè) e battere (quà).

Ecco, nello swing si crea un dondolio, uno scivolamento, semplicemente ponendo l’accento sul battere, invece che sul levare.
E così, se in un normale brano pop in 4/4 la sensazione sarà questa | ÚN dù TRÉ quà |.
Mentre in un brano swing in 4/4 la sensazione sarà diversa, solo spostando l’accento | ùn  DÚ trè  QUÀ |.
A volte questa sensazione di rincorsa e scivolamento dello swing può essere accentuata anche:

  1. posticipando lievemente la nota in levare;
  2. posticipando lievemente la nota in battere.

Anche se, a detta di molti, non è ben definibile cosa sia “lo swing”. Muta, cambia e il senso di dondolio può essere ottenuto in molti modi diversi: non è che un modo renda un brano più swing dell’altro.

Diciamo, però, che è facile capire quando lo swing non c’è.

 

 

TIPICI BRANI SWING STRAFAMOSI

Alcuni pezzi sono conosciutissimi e sono riconosciuti universalmente come brani swing.

  • It Had Better Be Tonight dell’italoamericano Henry Mancini (il tema del film “La Pantera Rosa”);
  • Minnie the Moocher di Cab Calloway (una delle canzoni presenti nei film “The Blues Brothers” e “Cotton Club”);
  • Sing, Sing, Sing (With a Swing) di Louis Prima;
  • Puttin’ on the Ritz di Irving Berlin.

 

Anche se basta risalire alla discografia degli artisti citati sopra per avere ben più esempi e poter approfondire.